L’indipendenza dell’India

L’India fu uno dei primi Paesi ad ottenere l’indipendenza. Guidata da Gandhi, detto Mahatma (Grande anima) essa iniziò a contrastare il dominio britannico col metodo della non violenza e della resistenza passiva. Secondo Gandhi il popolo indiano aveva il diritto di non obbedire alle leghgi britanniche ritenute ingiuste, ma non doveva opporsi all’arresto. Egli stesso fu arrestato parecchie volte, ma questa forma di lotta continuò e, alla fine della seconda guerra mondiale, l’Inghilterra concesse all’India l’indipendenza (15 agosto 1947).

Si formarono così due Stati: l’India, di religione induista, e il Pakistan, suddiviso in Pakistan Occidentale e Pakistan Orientale, di religione musulmana (v. cartina pag. 259).

Negli anni successivi si verificò una migrazione forzata dei cittadini indiani di fede islamica verso il Pakistan e dei cittadini pakistani di fede indù verso l’India. Questo creò malcontento e agitazioni e Gandhi fu assassinato da un fanatico indù che lo accusava di essere troppo comprensivo con gli islamici.

Successore di Gandhi fu Nerhu, che creò in India una Repubblica parlamentale di tipo occidentale. Egli attuò una riforma agraria, abolì le caste, favorì lo sviluppo industriale, ma né lui né i suoi successori riuscirono a risolvere il problema della grande povertà, dovura anche alla forte crescita demografica del Paese.

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