l’impresa dei Mille

Nel 1860, Garibaldi, insoddisfatto dalla fine della guerra e sollecitato dalle richieste dei patrioti siciliani, decise di liberare il sud con l’aiuto di un migliaio di volontari. Il re e Cavour erano al corrente dell’impresa ma non vi aderirono ufficialmente per non pagare le conseguenze di una sconfitta.

Garibaldi salpò da Quarto, presso Genova, e dopo aver fatto rifornimento di armi a Talamone, in Toscana,sbarcò a Marsala, in Sicilia. In breve occupò Palermo e vi fondò un governo provvisorio sotto la guida di Francesco Crispi, poi battè gli eserciti Borbonici a Milazzo, passò lo stretto di Messina e si diresse verso Napoli, costringendo il re Francesco II a rifugiarsi nella fortezza di Gaeta.

Intanto in Sicilia le masse dei contadini insorgevano chiedendo la distribuzione delle terre di proprietà dei nobili. I garibaldini però temevano che aiutare i contadini significasse inimicarsi l’aristocrazia e spingerla dalla parte dei borboni. Le rivolte perciò furono represse nel sangue, come a Bronte, dove l’esercito di Nino Bixio catturò e fucilò tutti gli insorti.

Le notizie dei successi di Garibaldi giungevano in Piemonte: Cavour per evitare che le “giubbe rosse” giungessero a Roma o fondassero uno Stato indipendente dal Piemonte pensò che fosse il momento di intervenire.

Vittorio Emanuele II si diresse con l’esercito verso sud occupando al passaggio Marche ed Umbria. Nel frattempo i garibaldini sconfiggevano definitivamente le truppe borboniche sul Volturno.
A Teano il re incontrò Garibaldi, il quale lo salutò chiamandolo “re d’Italia” e affidandogli tutte le terre conquistate.

Attraverso plebisciti Umbria, Marche, Sicilia e regioni del sud furono annesse al Piemonte.

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