Le potenze europee tra i due secoli: Italia

Italia

  • Nel 1892 in Italia nacque il Partito socialista, guidato da Filippo Turati. I socialisti in pochi anni riuscirono ad assumere un ruolo importante nel Parlamento.
  • Alla fine dell’Ottocento il governo fu affidato alla sinistra. Il Primo ministro era Francesco Crispi.

Egli inizialmente attuò riforme efficaci, come l’abolizione della pena di morte, il riconoscimento del diritto di sciopero, una politica protezionistica che favorì l’industria.

In seguito, però, cambiò atteggiamento: represse nel sangue le proteste dei contadini e sciolse tutte le organizzazioni sindacali e politiche che difendevano i diritti dei proletari.

Inoltre, seguendo le idee nazionaliste, decise di colonizzare l’Abissinia, una regione situata nel Corno d’Africa, ma l’esercito italiano fu annientato dagli Abissini nella battaglia di Adua (1896). Il numero incredibile di morti e feriti sconvolse la popolazione e Crispi fu costretto a dare le dimissioni.

  • Il nuovo governo, anziché cercare di risolvere i problemi della società, soffocava con le armi ogni tentativo di protesta o ribellione. A Milano, l’esercito comandato dal generale Bava Beccaris sparò con i cannoni sulla folla dei manifestanti e venne addirittura elogiato dal re Umberto I.
  • Due anni dopo, il 29 luglio del 1900, lo stesso re Umberto I venne assassinato da un anarchico. Gli successe Vittorio Emanuele III.
  • Nei primi anni del ’900, cominciò lo sviluppo dell’economia, basato sulle industrie siderurgica ( produzione dell’acciaio), automobilistica ( nacquero in questi anni la Fiat, la Lancia, l’Alfa Romeo), chimica ( industria di pneumatici Pirelli), tessile, alimentare.
    Tuttavia l’Italia rimaneva un Paese povero perché l’industria era concentrata solo nel triangolo Milano – Torino – Genova e l’agricoltura moderna era praticata solo nella Pianura Padana. Nel resto della penisola il latifondo prevaleva e le condizioni dei contadini erano ancora di estrema povertà.
  • Dal 1903 al1914 l’Italia fu guidata dal Primo ministro Giovanni Giolitti. Egli era convinto che i problemi non andassero risolti con le armi, ma con le riforme e il riconoscimento dei diritti.

Egli introdusse quindi:

  • l’aumento dei salari
  • la regolamentazione del lavoro di donne e bambini
  • le pensioni di invalidità e vecchiaia
  • l’obbligo del riposo settimanale

Nel 1912 Giolitti continuò la politica coloniale di Crispi, conquistando la Libia con una guerra che costò molte vite umane.

Nello stesso anno introdusse il suffragio maschile, dal quale però erano esclusi gli analfabeti sotto i 30 anni.

Inoltre Giolitti prese accordi con i cattolici: promise loro di proteggere le scuole private cattoliche, di introdurre l’insegnamento della religione in tutte le scuole, di opporsi al divorzio. In cambio essi avrebbero iniziato ad interessarsi alla politica e avrebbero sostenuto il partito di Giolitti alle elezioni.

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