L’Italia nel ’600

l’Italia nel ’600 è divisa in tanti staterelli dominati per la maggior parte dalla Spagna.

Venezia: la Repubblica di Venezia ha un’economia fiorente. Oltre ai commerci sviluppa attività sulla terraferma: migliora l’agricoltura e inizia la coltivazione del gelso, con il quale si allevano i bachi da seta. Ben presto nascono e si diffondono i laboratori per la lavorazione della seta.

Il Regno di Savoia: dopo aver trasferito la capitale a Torino vuole espandersi in Italia.

Il Granducato di Toscana è in decadenza

lo Stato Pontificio: le campagne sono trascurate e i contadini muoiono di malaria; Roma invece si abbellisce sempre più con le opere dei migliori artisti

I domini spagnoli: il regno di Napoli e di Sicilia, il regno di Sardegna, il regno di Milano e lo Stato dei Presìdi appartengono alla Spagna. Gli Spagnoli considerano l’Italia una colonia da cui ricavare denaro e non si occupa né dell’agricoltura né delle manifatture. L’Italia si impoverisce sempre più, soprattutto al sud.

La Spagna governa l’Italia con tre vicerè e un governatore (a Milano) che hanno come compito quello di riscuotere le tasse. I funzionari spagnoli trattano la popolazione con prepotenza, si impadroniscono dei raccolti e delle merci e si arricchiscono sempre più. Regnavano corruzione ed ingiustizia.

Milano durante la guerra dei 30 anni era campo di battaglia. I soldati che passarono da Milano distrussero raccolti e villaggi e portarono la peste (1628-1630) aumentando la povertà del territorio.

Il popolo in tutta Italia cerca di ribellarsi:

A Napoli nel 1647 alcuni contadini capeggiati da Tommaso Aniello, deto Masaniello, insorgono contro gli spagnoli ma vengono fermati e Masaniello viene ucciso

nonostante questa situazione le città continuano ad abbellirsi. L’arte del ’600 si chiama Barocco. Le sue caratteristiche sono il lusso e la grandiosità. Uno dei maggiori artisti è Lorenzo Bernini.

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